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Articolo ØChiamalo Turnover, chiamalo come ti pare. |
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L'Impegnoogni posto è una
galera anche il più bello è una galera ogni corpo è una porta ![]() With Trees / Where No Life DwellsFar, far away, where the birch wouldn't grow Far, far away and where the wind freezes your face There you won't be alone So far away, My mind flies to the moon Far, far away, I can see what happens soon And what's most important ______ Ho sognato un posto complicato, dove non vi era nulla Un posto dove persino il vento non era che un ricordo In quel posto ai miei occhi non dimorava alcuna vita Poi fù un attimo, e mi ci ritrovai con la mente Mi chiesi troppo a lungo perchè esattamente io. In quel posto non dimorava alcuna vita Tuttavia lì non potevo essere solo. ![]() La città e la memoria"A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com'era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i cambiamenti entro le regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non ripagano d'una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso nelle vecchie cartoline mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era. Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto lo stesso nome , nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro. Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E' vano chiedersi se essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com'era, ma un'altra città che per caso si chiamava Maurilia come questa." AUTOCOSCIENZA Maicol l'elettricista non vuole lavorarLo so bene io, che parlo a vanvera, e a quei tempi non avevo altro di cui parlare. Maicol non si era mai vantato di essere un elettricista, probabilmente perchè difatto elettricista non era, e passava i cavi da un lato all'altro della stanza senza tener in considerazione la loro lunghezza. Ci trovavamo spesso a vedere fili che pendevano dal soffitto o messi di traverso, pericolosi se visti al buio, giusto perchè lui aveva le sue strane idee, tipo quella del computer parlante, e noi dovevamo assecondarlo. Una volta per esempio c'era una sedia, dove nessuno era seduto, e c'ero io e c'era Maicol (non servirebbe aggiungere altro ma lo farò ugualmente, perchè la giustizia è uguale per tutti, ma era più uguale per Maicol).
Dicevo appunto, c'era questa sedia, e c'era una presa elettrica, la scena era pressochè questa:
Maicol stava parlando col cavo e io ad ascoltarlo, parlavano di cose a me sconosciute. Era evidente che io non conoscevo niente di resistenze o di Ohm ma una cosa era certa: i cavi non parlano.
A quanto capivo dai loro discorsi Maicol tentava di dimostrare al cavo l'importanza di una presa per il corretto funzionamento del sistema, ma il cavo non voleva sentire ragioni, orgoglioso com'era del suo essere cavo e si era messo in testa che poteva da solo sopperire alla mancanza di Alimentatore, Trasfomatore e Utilizzatore.
Ci fu una lite furibonda, ed io sempre a osservare; Maicol si arrabbiò e cominciò a sacramentare.
Ed è così che quel cavo cominciò a penzolare per la stanza, senza inizio nè fine, probabilmente in segno di protesta, probabilmente perchè Maicol l'elettricista non sapeva fare l'elettricista.
Intervenne allora la sedia, che nel frattempo era restata muta a soffocare risate, perchè è poco risaputa la vasta conoscenza che le sedie hanno della fisica teorica, in particolar modo dell'Elettromagnetismo; ve lo dimostro semplicemente: Un elettricista va ad aggiustare l'impianto di una casa, finito il lavoro dove si va a sedere per riposare?
Su una sedia, e comincia a pensare al suo lavoro. La sedia percepisce i pensieri e deduce e si fa una cultura e voilà che il gioco è fatto.
Tornando alla sedia, sbuffò, e cominciò a dimostrare l'importanza della sedia nella storia, si mise a raccontare di un suo prozio che era stato trono nei tempi in cui non si aveva elettricità e si viveva di fatica e di sedie.
Bei tempi quelli, si avevano momenti per riflettere. Ora è tutto veloce, come una scintilla.
Nel suo scaraventare oggetti e sacramentare, tuttavia, nè Maicol, nè tantomeno il cavo, si accorsero dello sproloquio della sedia, e a dire il vero nemmeno io, che ancora osservavo lì, questo perchè le sedie non parlano, al massimo cigolano. Ad ogni modo nel giro di due minuti sotto al cavo che penzolava dal soffitto fu messa proprio quella sedia e lì tacquero tutti.
Cominciai allora a parlare io, che con Maicol avevo quel rapporto di collega-amico senza quale insomma non si può lavorare, e gli spiegai che la rabbia non risolve niente e che ognuno era nato per essere ciò che gli spettava nel mondo: così come il cavo era nato cavo per fare il lavoro del cavo, la sedia per fare la sedia, io che ero una spina elettrica ero nato per fare la spina elettrica e lui che era un elettricista doveva lavorare come elettricista, insomma che il lavoro è lavoro e con il lavoro si vive, e della vita si fanno tante belle cose. Ma lui non mi ascoltava e piangeva e si disperava, poi lo capii, forse troppo tardi: le spine elettriche non parlano.
Gemeva Maicol, biascicando qualcosa sull'amico mai avuto, su un lavoro mai svolto, su un amore mai concepito.
Poi dalle rughe del suo viso i suoi occhi gonfi dalle lacrime mi fissarono e disse: -Io non voglio più lavorar.-
Era risoluto, mai lo avevo visto così. Allora nel giro di due minuti Maicol l'elettricista si alzò in piedi e salì sulla sedia facendo del cavo una specie di collana alquanto bizzarra, poi diede un forte calcio alla sedia e cominciò a muovere in piedi in maniera alternata come se stesse correndo nel vuoto.
Nel trascorrere di un'ora aveva litigato con un cavo, aveva offeso l'orgoglio di una sedia e mi aveva ignorato (io il suo migliore amico), ma tutto ciò non sembrava gli importasse molto perchè in fondo un cavo, una sedia e una spina elettrica non parlano. Pensai che bisognava avere coraggio per essere come Maicol, io ero nato per fare la spina e la spina avrei fatto fino alla fine dei miei giorni, lui aveva deciso che non voleva fare l'elettricista, che non voleva lavorare, e una volta finito quel tragico balletto fissò per terra, non so per quanto, durante tutto quel tempo però, una cosa accomunava questa spina elettrica, lui, la sedia e il cavo: tutti e quattro non parlavano. Sound like clawSuona come uno squarcio questo tuo modo di fare, ma non sento altro che frustrazione al solo pensarci.
Avrei molte cose da dirti, cose che sai già e che forse hai dimenticato.
Quanto ti ci è voluto? 3 mesi.
E' strano come funzionano certi meccanismi.
Io parlo sempre per metafore, e tu le hai sempre capite, ma poi?
Una parola detta da chi non volevi nemmeno ti salutasse capovolge il tuo mondo.
E' strano come funzionano certi meccanismi.
Inevitabile, è dire poco, che quattro strade non potranno mai coincidere, è un errore che ho fatto da cui ho tirato fuori una lezione, eppure ti dico che è possibile che una sola strada possa contenerne altre e tre, senza che queste si tocchino.
Comprendimi allora.
Comprendi che posso camminare solo su una di queste tre alla volta, ed è difficile non pensare a quello che succede nelle altre e due, se ti chiamano da lì devi girarti e salutare, cosa che ho appreso ora.
Comprendi che è una situazione nuova per me, che non so come gestire, e che gli sbagli sono inevitabili.
Ma è da questi sbagli che si impara giusto?
Me l'hai detto tu.
Me l'hai detto una delle tante volte in cui stavamo fumando una sigaretta sotto le scalette di Piazzetta.
E io ricordo tutto, perchè mi costruisco continuamente sopra quel pezzo di anima che resta sempre lo stesso, a dispetto di come magari la stai pensando ora.
Non sono un segnavento:
Sono sempre disponibile per chi ha bisogno di me.
Mai per chi non ne ha. E dovresti conoscermi ormai.
Io sono tuo fratello, e del fatto che ora hai capelli rossi al posto di quelli bianchi ne faccio un motivo di orgoglio personale.
Ti sei perso ieri una questione di Tappe, Batida, Rabbia, Tequila, Scivoli sul ghiaccio, "Tortiello che fa sesso!", Erba e Brucare la neve.
Ma avrai sicuramente guadagnato qualcosa di meglio.
A te, l'unico da cui mi lasciavo tirare su dal lago in cui annegavo.
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Specifichiamo
con P=Preside
con S=Storic
con W=Wolly
con G=GHP
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